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Roland Verra
CINQUANTŽANNI DOPO: COSA RESTA DELLŽIDENTITÀ LADINA?
prima parte
seconda parte
terza parte
Sono i frutti di una lunga vicenda storica, che inizia quantomeno dalla suddivisione amministrativa napoleonica, cosicché col prevalere delle forze centrifughe, la Ladinia si é ritrovata vieppiú policentrica. Le barriere geografico-amministrative si sono con lŽandare del tempo incise persino nelle coscienze dei Ladini stessi, tanto da diventare barriere culturali e sociali.
Ben visibile il manifesto "Ampezzo ladino vuole andare con Bolzano".
EŽ paradossale che mentre il gruppo ladino tende ad assumere contorni piú precisi, facendo denotare una crescente volontá di differenziarsi dagli altri (fatto peraltro confermato anche da recenti indagini tra i giovani ladini), si stia sfaldando il vero collante del gruppo, cioé la lingua ladina. I Ladini stanno infatti perdendo la loro lingua ad un ritmo incalzante, e molti di loro credono effettivamente che questa lingua, ricchissima di espressioni e locuzioni peculiari, sia in realtá un povero idioma infarcito di imprestiti da altre lingue, quale é il gergo che usano quotidianamente. Urge allora una decisa politica di rialfabetizzazione ladina dei Ladini!
La scarsa conoscenza e padronanza della propria lingua é motivo, unitamente al ridotto status sociale della lingua minoritaria, di abbandono del ladino in numerose famiglie. Contemporaneamente continua il salasso di capacitá intellettuali e professionali, dato che le vallate, anche per la loro struttura socio-economica spesso a monocultura turistica, non offrono opportunitá di impiego adatte a queste specializzazioni. Essendo peró assodato che buona parte di questi Ladini che si stabiliscono fuori vallem perdono la loro identitá nel breve volgere di qualche generazione, non é eccessivo prevedere un futuro in cui le professionalitá-chiave della societá ladina saranno esercitate dai non-Ladini. La Ladinia rischia seriamente di diventare una zona fortemente sviluppata economicamente, ma intellettualmente depressa.
Anche la cultura delle nostre valli é allo stato attuale piú o meno tributaria delle "grandi" culture circonvicine; al ladino si riserva in genere una subcultura ispirata al passato, incapace di esercitare una forte attrazione sulle giovani generazioni. LŽimpegno per la conservazione e la valorizzazione della cultura tradizionale é senzŽaltro meritevole e necessario, peró non é sufficiente da solo a motivare le forze creative esistenti in grande misura in queste vallate.
Allo stesso tempo si continua ad investire in progetti di prestigio, in strutture a volta sovradimensionate od in manifestazioni turistico-folcloristiche e troppo poco in progetti coordinati per il sostegno e la promozione della lingua e della cultura viva. La lingua ladina va modernizzata ed elaborata, vanno appoggiati i processi capaci di innescare la dinamizzazione delle capacitá creative della nostra gente.
EŽ ora di finirla con la farsa di una cultura ladina di facciata, tanto per coprire con una patina ladina una situazione di emergenza, in cui il ladino é sempre piú relegato ai margini!
EŽ inconcepibile dover udire con bella regolaritá assurditá quali: "Si puó essere Ladini anche senza parlare il ladino", oppure: "I Ladini non hanno mai avuto una loro cultura particolare", dette da gente che mentre si dice ladina non perde occasione per ridicolizzare e sminuire la nostra lingua e la nostra cultura.
Se i Ladini vogliono veramente testimoniare la loro volontá unitaria, a cinquantŽanni dalla grande manifestazione di Passo Sella, ne hanno occasione ogni giorno, confutando decisamente certi luoghi comuni, dimostrando in qualsiasi occasione sociale, e specialmente allŽinterno delle proprie famiglie, che si riconoscono nellŽidealitá ladina.
Parafrasando un celebre innom possiamo dire che la Ladinia non é ancora perduta, ma non potremo neanche aspettare altri cinquantŽanni per fare uno sforzo deciso a suo favore.
Il primo obiettivo comune deve essere lŽunione ideale e culturale dei Ladini, perché sarebbe anacronistico perseguire una unione di stampo "neorigorgimentale". Solo impegnandoci a fondo per questa unificazione delle coscienze, sará possibile liberare la questione ladina dai timori delle modifiche confinarie tra Province, che hanno sinora coartato tutti i tentativi di addivenire ad una comune azione a favore della minoranza. EŽ ben noto che ciascuna Provincia guardi gelosamente i "propri" Ledini, o per meglio dire, la propria fetta di Ladinia, zona di altissimo interesse economico...
LŽideale dellŽunitá ladina va pertanto legittimato, liberandolo dalle strumentalizzazioni e dai timori connessi alle paventate modifiche degli assetti territoriali ed amministrativi: un argomento ripetutamente sfruttato per mettere in cattiva luce il movimento ladino.
Il cittadino ladino ha il diritto inalienabile di venire riconosciuto e tutelato in quanto tale ed allo stesso livello, indipendentemente dalla Provincia o dalla Regione in cui si trova a vivere. E questi enti territoriali hanno il dovere costituzionale, oltreché morale, di sostenere la minoranza nella sua complessitá, e non solo in maniera frammentata. Ne discende anche lŽobbligo a sostenere ed a riconoscere le organizzazioni e le associazioni che per questi fini operano istituzionalmente.
Tra i Ladini deve poi diffondersi la consapevolezza dellŽuguale dignitá nella diversitá di ciascuna vallata: occorre sradicare i pregiudizi interladini che suddividono una Ladinia di serie A da una di serie B, per non parlare di quella Ladinia non riconosciuta, di cui neanche si prende notizia ... Ciascuna vallata abbisogna di un piano di intervento per la ladinitá a propria misura, senza con ció sminuire lŽimportanza fondamentale della solidarietá interladina. Gli interventi coordinati debbono coinvolgere anche le istituzioni, non si puó infatti continuare a far gravare il peso della collaborazione tra tutte le vallate quasi esclusivamente sulle associazioni volontarie ...
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