Ladini

index prefazione Cap. 1 Cap. 2

Gregor Prugger Rinaldo Cigolla Claus Sorapera Dino Gaspari
Ladins Dles Dolomites "Inant Adum"

Roland Verra

CINQUANTŽANNI DOPO:
COSA RESTA DELLŽIDENTITÀ LADINA?


prima parte
seconda parte
terza parte


Si prefigurano interventi a tutto campo, capaci di coinvolgere tutte le energie disponibili, dallo sport al tempo libero, dalla cultura allŽinformazione. E vanno incentivati specialmente i momenti di confronto, tanto piú facili in questŽepoca di collegamenti in tempo reale e di predominio dellŽinformatica. Solo cosí si riuscirá a liberare i singoli ambiti vallivi dal loro isolamento: costruiamo un hinterland ladino per le nostre comunitá locali!

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Il richiamo dell'unitá dei Ladini da parte di Guido Iori Rocia
Vanno interessati da questo sforzo comune tutti gli aspetti esistenziali dei nostri giorni: la cultura ladina infatti non é ancora destinata al museo. Ma per raggiungere, almeno in parte, questo ambizioso obiettivo, bisogna assolutamente avere a disposizione uno spazio maggiore nel mondo dellŽinformazione, specialmente dei media radiotelevisivi. Le idee devono infatti poter essere condivise tra la gente delle varie vallate, mentre attualmente i Ladini sono consumatori piú o meno passivi di informazioni in lingue diverse dalla loro.
Le sporadiche iniziative culturali per i Ladini, frutto dellŽimpegno di qualche volenteroso, non sono assolutamente sufficienti a costituire un valido sistema culturale credibile, che possa validamente porsi nel panorama dellŽindustria culturale di massa. LŽassimilazione strisciante va pertanto contenuta anche offrendo occasioni di confronto e di creativitá (mostre, concorsi, rappresentazioni, festivals, ecc.) per i componenti della minoranza.
Ma alla base di tutto questo sforzo si pone lŽesigenza improrogabile dello sviluppo unitario della nostra lingua. Non é infatti ipotizzabile una rinascita culturale a tutto campo, stante lŽattuale incerta situazione della lingua ladina, che si vede messa in forse nella propria dignitá linguistica e nel proprio ruolo sociale. Finché il ladino permarrá una labile comunione di idiomi, rimarrá il dubbio delle sue possibilitá di sopravvivenza. Opporsi alla koiné ladina comporta pertanto una implicita volontá di negazione del ladino quale lingua di pari dignitá.
La situazione bloccata di questo scorcio di secolo non verrá superata tanto presto, benché ovunque si parli di riforme costituzionali e di federalismo. Se da questo processo dovesse sfociare un golbale riassetto che andasse ad incidere sulle prospettive della popolazione ladina, non ci si potrá dimenticare che anche ad essa spetta il diritto di essere rappresentata ed amministrata in un contesto territoriale unitario.
I Ladini non vogliono perseguire la costituzione di microentitá etniche, ma non vogliono neppure essere conglobati e diluiti in strutture amministrative nuove che ne perpetuino la separazione e lo stato di minoranza infima. Sará indice di vera democrazia vissuta coinvolgerli nelle discussioni sulle riforme istituzionali, a differenza dalle trattative di Parigi dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando le loro istanze vennero praticamente ignorate.
Proprio per poter essere attori del proprio destino, i Ladini abbisognano del riconoscimento formale nellŽambito degli assetti amministrativi attuali; perché solo entitá riconosciute sono partners di discussione politica.
Proprio in fase di transizione cosí delicata sará cura dei Ladini non farsi aggiogare ad interessi altrui. Il principio territoriale, il riconoscimento dellŽambito territoriale ladino é un caposaldo di questa dialettica; le cinque vallate ladine dolomitiche debbono essere riconosciute quali ladine, a prescindere da aleatorie dichiarazioni etniche o da rilevazioni di parte.
Un altro principio di fondo che andrebbe rispettato in una situazione di reale tutela delle minoranze é lŽassunto che le questioni ladine non possono essere decise senza la compartecipazione dei Ladini stessi. Sarebbe possibile coinvolgere le rappresentanze naturali ed istituzionali ladine anche tramite lŽistituto della delega di competenze, ad esempio da parte delle Province interessate alla Comunitá di Valle (come succede al presente, in talune materie, nel caso del Comprensorio Ladino di Fassa). Un tale passo si rende tanto piú improcrastinabile in campo culturale: non é infatti possibile demandare la cura della politica culturale ladina ad istituzioni non-ladine.
UnŽulteriore garanzia per la minoranza deve essere la possibilitá per i suoi componenti di poter lavorare ed avanzare socialmente rimanendo nel proprio territorio tradizionale. Decentrando opportunamente talune strutture pubbliche e certi servizi fondamentali si potrebbe, almeno in parte, contenere la perdita di sostanza intellettuale e professionale della nostra popolazione.
Confidiamo inoltre nella maturazione democratica dei nostri vicini di lingua italiana e tedesca, affinché si impegnino a favore della minoranza piú esposta e piú svantaggiata. Un eventuale tracollo dei Ladini sarebbe la dichiarazione di fallimento della politica delle autonomie provinciali e regionali, che si fonda proprio sulla salvaguardia delle minoranze.
Ma ricordiamoci che il futuro della ladinitá dipende in primo luogo dai Ladini stessi. Basta allora con le faide localistiche, con i piccoli egoismi di vallata e di campanile che minano la coesione del nostro popolo! Ravviviamo insieme la fiamma dellŽidentitá ladina, che da cinquantŽanni cova sotto la cenere. EŽ il nostro debito morale nei confronti di tutti quanti, in questi lunghi anni, si sono impegnati in prima persona per questi alti obiettivi, un debito ed un dovere di fronte alla Storia dei Ladini.



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