Vista di un cranio riconducibile ad un Ursus Speleus
Alta Badia in quota

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Il metodo seguito

Gli orsi spelèi delle Conturines

Trasporto di materiale con l'elicottero.
Sullo sfondo il Piz Taibùn (a sinistra) ed al centro la Croda Rossa d'Ampezzo.

Finché non si conosce la successione degli strati, in uno scavo paleontologico si procede come per uno scavo archeologico.

Sul terreno prescelto si traccia un reticolo di linee distanti un metro l'una dall'altra; ogni maglia della rete misura quindi un metro quadrato e viene contrassegnata da una cifra combinata ad una lettera, come si fa per gli scacchi di una scacchiera. Poi, quadrato per quadrato, si asporta uno strato spesso 10 cm con un apposito coltello da scavo, smussato, estraendo subito gli ossi grandi ed i denti. Con una cazzuola si versa cautamente il materiale in un secchio e lo si porta alla defangazione.

Setacciare il materiale entro l'acqua è il metodo migliore per «defangare», per separare le fini particelle sedimentarie dai fossili e dalle pietre; ma il materiale non deve raggrumarsi, come fanno quasi tutte le argille umide, e occorre dell'acqua. Nella nostra caverna lo strato fossilifero è sabbia dolomitica che si può defangare bene, ed acqua ce n'è a sufficienza grazie a due gocciolatoi. Avendo questa possibilità, non ci sfuggirono né un solo dentino di latte né la più piccola scheggia di osso, ed il lavoro richiese metà tempo di quello che sarebbe occorso senza il procedimento della defangazione.

Gli orsi spelèi delle Conturines

Willy Costamoling lo scopritore della caverna (a sinistra) e Gernot Rabeder nell'atrio della spelonca.

Gli orsi spelèi delle Conturines

Prima colazione nell'atrio della grotta.