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Roland Verra
CINQUANTŽANNI DOPO: COSA RESTA DELLŽIDENTITÀ LADINA?
prima parte
seconda parte
terza parte
Osserviamo le foto di allora: gente di tutte le vallate ladine nei loro costumi tradizionali, gente mossa da un forte sentimento unitario, convinta della propria identitá, testimoni ed attori della Storia ...
Noi che non apparteniamo alla generazione passata attraverso le terribili esperienze delle Guerre Mondiali e delle Opzioni le esaminiamo come ricordi di un tempo passato e quasi ci meravigliamo che in quegli anni terribili fosse possibile dimostrare al mondo tanta caparbia volontá di autoaffermazione, tanta coerenza ideale - virtú sempre piú rara tra i Ladini dei nostri giorni, e non solo tra di loro ...
Certuni tendono ad esaltare i progressi fatti dal ladino in questi ultimi cinquantŽanni, arrivando persino a postulare un "Rinascimento Ladino" in corso, ma la forte carica di quegli anni é purtroppo venuta scemando progressivamente, tanto che i Ladini si sono abituati a ricercare i piccoli vantaggi provenienti dai compromessi e dal quietismo elevato a regola di vita.
Tanti tra i ladini paiono contentarsi del relativo benessere economico nelle cinque valli - benessere che di per sé non é ancora garanzia di giustizia sociale -, considerandolo quasi come compensazione per discriminazioni e le coartazioni dei loro diritti, non ultima la suddivisione in tre tronconi del loro territorio tradizionale, amministrati a loro volontá da centri non-ladini. E coloro tra i Ladini che si rendono conto degli svantaggi provocati da questa situazione ben raramente vengono compresi dai loro concittadini, troppo presi dalle opportunitá dellŽeconomia turistica delle loro belle valli, in cui rischiano di trovarsi stranieri in terra loro.
I Ladini del 1946 avevano dunque piú acuta la percezione del pericolo che sovrastava il destino del loro piccolo ed indifeso popolo; non si erano forse verificati episodi inconcepibili in cui, ispirati dalle ideologie totalitarie, gli abitanti di uno stesso comune, di una stessa famiglia, a volte, si erano ritrovati su fronti contrapposti? Dopo la tempesta bellica era sorta unŽalba radiosa di speranza nel segno di una pace che si credeva allora eterna e globale. Sappiamo trattarsi di una pia illusione, destinata a sfumare nel breve volgere di pochi anni, ma quel clima di rinascita spiega in buona misura come fosse allora possibile mobilitare tanta parte dei Ladini per una manifestazione che potesse esprimere tutta la voglia di affermazione democratica dei propri diritti fondamentali. Attualmente é ben difficile che i Ladini, cresciuti nella divisione istituzionalizzata e sottoposti allŽinfluenza incrociata dei media italiani e tedeschi, comprendano appieno il messaggio di quegli eventi.
Un timore profondo di impegnarsi in prima persona caratterizza questo momento storico, lŽidentitá ladina viene demandata in misura crescente alla cura di professionisti della cultura e della politica. E questo pare coincidere con la logica di quelle forze che sono interessate a presentare lŽimmagine di un popolo ladino tutto preso dagli interessi materiali ed incapace di articolarsi autonomamente a difesa dei propri diritti fondamentali.
Ma ció che dispiace di piú é che anche tra i Ladini vi sia chi si lascia strumentalizzare per fini diametralmente opposti allŽidealitá ladina, contribuendo ad indebolire la credibilitá della minoranza nel suo sforzo per vedere riconosciuti i propri sacrosanti diritti. Si presenta ai nostri vicini lŽimmagine sconcertante di un gruppo linguistico diviso al suo interno, di una Ladinia senza progettualitá comune. Non ci si meravigli dunque che dallŽesterno si possa evitare un impegno piú profondo per la causa ladina, adducendo la facile giustificazione dellŽincoerenza e della scarsa credibilitá di una popolazione messa in queste condizioni ...
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