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| L'evoluzione dell'orso speleo |
L'albero genealogico dell'orso spelèo era già noto a grandi linee da molto tempo. La sua discendenza dallo
«ursus etruscus» del plio-pleistocene (da 3 ad 1 milione di anni fa), attraverso lo «ursus deningeri» del pleistocene
(da uno a mezzo milione di anni fa) non veniva contestata; ma sul come? in quanto tempo? e perché? della sua
evoluzione non si sapeva rispondere molto.
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Alcuni morfotipi significativi del P4 della mandibola.
Notare l’aumento delle cuspidi da sinistra a destra.
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In alcune faune di orso spelèo si distinguevano contrassegni
«originari» e «derivati», valutati confrontandoli da una parte con quelli dell'orso bruno attuale e dall'altra con
quelli dell'orso etrusco scomparso da gran tempo, ma noto grazie ai numerosi resti affiorati in Toscana ed in Francia.
Le caratteristiche dell'orso bruno vennero definite artoidi (da ursus arcros) e quelle dell'orso delle caverne speleoidi
(da ursus spelaeus). Dalle progressive differenziazioni delle peculiarità artoidi e speleoidi, alcuni paleontologi
cercarono di distinguere orsi spelèi più primitivi da altri più evoluti. L'effettivo processo
evolutivo (le cause che avevano fatto mutare la forma delle ossa e dei denti) veniva intralciato dall'alta
variabilità morfologica dei resti, cioè dall'inspiegabile divario delle misure (lunghezza, larghezza,
spessore ecc.) e delle forme presentate dalle ossa e dai denti di un singolo «cimitero»; nell'orso spelèo tali
discordanze fra i resti sono particolarmente spiccate.
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Premolare P4 della mandibola. Di tipo C1 tricuspidato...
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Una variabilità paragonabile io l'avevo trovata unicamente nel topo campestre, la famiglia di mammiferi più
recente, sorta «appena» 5 milioni di anni fa e che ha percorso uno sviluppo della dentatura rapidissimo. Perciò
i suoi resti costituiscono i fossili-guida più importanti per la recente storia della terra.
Quando 10 anni fa cominciai ad occuparmi più specificamente dell'orso spelèo, avevo giusto concluso un
ampio studio sui topi fossili e compreso che un'alta variabilità sta in rapporto diretto con una evoluzione
rapida. Adoperando gli stessi metodi di statistica, misi a confronto i resti di orso spelèo di parecchie caverne,
esaminando per prima cosa la dentatura, perché l'adattamento degli orsi ad una alimentazione nuova doveva per
forza esternarsi ed emergere spiccatamente nei denti. Il risultato di questa indagine fu, nel suo ambito, sorprendente.
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Premolare P4 della mandibola. Di tipo C3...
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Gli orsi spelèi che noi ritenevamo più antichi già a causa di fossili concomitanti e di date
assolute, si rivelarono, riguardo alla evoluzione dei molari, molto più primitivi degli orsi dell'ultima fase del
pleistocene. Le differenze sono spiegabili soltanto ammettendo che l'orso spelèo si evolse con straordinaria
rapidità, pari a quella del topo campagnolo.
Ne consegue che i denti dell'orso spelèo si prestano bene per determinare l'età relativa della fauna delle
caverne, e possono servire da esempio paradigmatico per lo studio della evoluzione paleontologica. I mutamenti della
dentatura si possono seguire molto chiaramente nei premolari, ove si verificarono due fatti significativi:
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Premolare P4 della mandibola. Di tipo piů evoluto F3...
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1) I tre premolari anteriori furono gradualmente ridotti e poi sparirono. L'orso etrusco possedeva ancora 4 premolari
ben sviluppati, a distanza variabile fra il canino ed i molari. Per un orso prevalentemente erbivoro i tre premolari
anteriori conici erano inutili, e perciò a poco a poco vennero eliminati.
Dapprima sparì il secondo premolare, poi il primo, ed infine il terzo. In circa un quarto dei crani delle
Conturines esiste ancora il terzo premolare (P3), mentre i rimanenti non hanno più nessun premolare anteriore e
quindi corrispondono all'orso spelèo «moderno».
2) Il quarto premolare (P4) fu molarizzato. L'ultimo premolare rimasto venne conguagliato ai molari autentici,
ingrandendo la corona e dotandola di ulteriori cuspidi e bordi taglienti. Questo fenomeno, detto molarizzazione,
avvantaggia molto la funzione masticatoria dei molari. Quanto migliore e più rapida è la triturazione di
vegetali fibrosi, tanto maggior «energia» può immagazzinare l'orso in forma di grasso, per superare più
facilmente l'inverno senza mangiare.
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Schema dell'evoluzione del premolare P4 nella mandibola dell'orso spelčo...
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